sabato 10 ottobre 2020

LA SFIDA DEL VIRUS

 Mi pare inutile polemizzare con chi sostiene che il virus è una truffa, che si tratti di una cospirazione internazionale o addirittura con chi pensa che sia una macchinazione del governo giallo-rosa, come se in molti Paesi, assai diversi tra di loro, non si fossero adottate o si stessero adottando severe misure anti-contagio.

Tuttavia, è lecito domandarsi se i cosiddetti "poteri forti" abbiano davvero a cuore la salute di persone anziane debilitate. La risposta ovviamente è no. E allora perché sono favorevoli alla adozione di misure che apparentemente li danneggerebbero?

A questa domanda si può rispondere in diversi modi.

Ad esempio si può affermare che nessun sistema di potere può lasciare correre a briglia sciolta un virus che potrebbe infettare strutture e apparati chiave come il sistema sanitario, la catena alimentare e le forze dell’ordine. Un “caso” come quello della regione Lombardia, ma su più vasta scala, e che sfuggisse al controllo, potrebbe innescare reazioni incontrollate pure da parte di chi adesso considera il virus una truffa. 

Lasciar correre il virus a briglia sciolta quindi potrebbe significare dover sostenere dei costi assai maggiori dei benefici.

Ma si può ritenere che la vera ragione, quella cioè che più conta, sia un’altra, come avevo già cercato di chiarire in un breve post su FB (che metto qui sotto)***.

La comparsa del virus Sars-CoV-2 è in un certo senso analoga ad una sfida della tecnoscienza. È cioè “qualcosa” di imprevedibile ma al tempo stesso un’occasione per attuare una trasformazione sociale che era già in corso prima della pandemia, che adesso si configura come una distruzione creatrice, una crisi che il capitalismo deve mettere in forma ovvero saper gestire a suo vantaggio.

In questo senso è vero che vi è una strumentalizzazione del virus e pure che vi è lotta tra “vecchio" capitalismo (che ad esempio in Italia a febbraio si era opposto, per motivi facilmente comprensibili, al “lockdown” a Bergamo) e “nuovo" capitalismo (Amazon, Microsoft ecc., per intendersi), che invece ha tutto l’interesse a sfruttare il virus per imporre un mutamento dei rapporti sociali ed economici imperniato sulla green economy, il digitale, lo smart working, ecc.

Il punto essenziale da capire è che il capitalismo non “nega i fenomeni”, ma impone ai fenomeni la propria “legge”. Risolvere le crisi, a proprio vantaggio naturalmente, non “negarli”, è la “vera forza” del capitalismo. Nessun trucco quindi. (Chi pensa questo è sotto certi aspetti simile a chi pensa che il capitalismo si fondi su complotti e trucchi. In realtà la classe capitalistica acquista la forza lavoro al prezzo di mercato, solo che la forza lavoro trasformata in merce, rende assai più di quanto costa. Inoltre, il lavoratore è libero di venderla ma, se non la vende a prezzo di mercato, muore di fame. La sua libertà è cioè solo formale e quindi contano i reali rapporti di potere che consentono di trattare la forza lavoro come una merce, sia pure molto particolare. Ma di trucchi non ve ne sono). 

La crisi è certo pure un rischio per l'apparato capitalistico, ma un rischio che l’apparato capitalistico deve necessariamente correre, in quanto funziona solo se “mira” ad una illimitata crescita della propria potenza. La lotta pertanto si svolge su due fronti: da un lato vi è la lotta tra “vecchio” e “nuovo” capitalismo, dall’altro quella tra salario e profitto o, meglio, onde evitare di sostenere una concezione meramente economicistica, tra chi ha interesse a difendere il primato della ragione pubblica e del valore d’uso e chi ha interesse a difendere il primato del mercato e del valore di scambio. Insomma sotto il profilo teorico anche la crisi generata dal virus è una “partita aperta” (interessante al riguardo sarebbe prendere in considerazione il modo in cui la Cina ha saputo gestire questa crisi).

Tuttavia, è lecito ritenere che  il “nuovo” capitalismo stia vincendo questa difficile “partita”, anche grazie alla fasulla immagine del capitalismo di chi ciancia di complotti, dittatura sanitaria e via dicendo.


***Da parecchi mesi, ossia almeno dal mese dello scorso marzo, i media danno eccezionale rilievo all'emergenza sanitaria causata dal virus Sars-CoV-2. In pratica il/la Covid-19 da allora "copre" quasi tutto il resto. 

In particolare, concentrando l'attenzione soprattutto sul numero dei "casi positivi", dei decessi per Covid-19 e sulle "misure di contenimento" del contagio, si "perdono di vista" gli enormi problemi di carattere economico e sociale connessi alla emergenza sanitaria, nonché il fatto che in alcuni Paesi, tra cui certo l'Italia, il problema del virus ha portato alla luce i "guasti" del sistema sanitario, di quello scolastico e in generale di ogni servizio pubblico, causati da decenni di privatizzazioni e di subordinazione della funzione pubblica al "mercato". 

Quest'opera di "manipolazione" e "semplificazione" della vicenda del/la Covid-19 è, tuttavia, favorita anche dal cosiddetto "complottismo", dato che secondo i "complottisti", la vicenda del/la Covid-19 sarebbe, in sostanza, una macchinazione dei poteri "transnazionali" (ossia un grande complotto dei “potenti”) per arrivare, tramite l'adozione di "misure di contenimento" del contagio ("lockdown", mascherina, distanziamento personale - erroneamente definito sociale - quarantena), ad una forma di totale controllo sociale e politico.

La stessa strumentalizzazione del virus sotto il profilo economico e sociale, non viene quindi presa in considerazione se non in relazione al problema della mascherina e del distanziamento personale, considerati strumenti "diabolici" per ridurre le persone a "sudditi obbedienti". 

In pratica, i "complottisti" (e ve ne sono di varie specie) seguono proprio il "sentiero" tracciato dai media, ovverosia per così dire, "vanno a rimorchio" di quei media che pure accusano di essere parte costitutiva del grande complotto dei “potenti”.

Non si parte allora dalla “crisi” generata da una emergenza sanitaria "reale" per spiegare la strumentalizzazione di quest’ultima, ma si fa dipendere la stessa emergenza sanitaria dalle "misure di contenimento" del contagio, il cui scopo sarebbe appunto creare una “crisi” che servirebbe ai "potenti" per ridefinire l'intera struttura economica e sociale, in modo da tale da acquisire un controllo totale e definitivo dei rapporti sociali e politici tra le varie classi sociali.

Di fatto, le "narrazioni complottiste" (perché ve ne sono diverse) presuppongono, più o meno implicitamente, che prima del/la Covid-19 la nostra società fosse davvero "libera e aperta", al punto che fosse diffusa una "coscienza politica" tale da costituire una seria minaccia per i gruppi dominanti, che quindi avrebbero tutto l'interesse ad impedire che si torni alla "normalità".

Si “ignora” così che già prima del/la Covid-19 il capitalismo stava per fare un altro “salto qualitativo” (giacché il “salto qualitativo” ossia la “distruzione creatrice” caratterizza l’intera storia del capitalismo) tramite la “rivoluzione” green e il digitale e che quindi è ovvio che stia sfruttando anche il/la Covid-19 in questo senso.

Vale a dire che si “ignora” che il capitalismo è caratterizzato anche dalla lotta stessa tra i gruppi dominanti, non solo da quella tra dominanti (e subdominanti: ceto medio-alto, ecc.) e dominati, e che tale lotta raggiunge la sua acme proprio allorché il capitalismo si appresta a compiere una nuova distruzione creatrice, non per scelta ma per necessità, non potendo “ignorare” le sfide della tecnoscienza ma dovendo saper rispondere a tali sfide evitando, per così dire, di uccidere la “gallina dalle uova d’oro”. Sotto questo aspetto non meraviglia che il/la Covid-19 si configuri in modo simile ad una sfida della tecnoscienza, che nessuno cioè poteva prevedere, e che per il capitalismo sia una occasione per realizzare una nuova distruzione creatrice, secondo la prospettiva “politico-strategica” che esisteva anche prima che ci fosse il problema del/la Covid-19.

La “crisi” dunque è essenziale al capitalismo in quanto è occasione per incrementare la propria potenza. La macchina capitalistica, difatti, non può sopravvivere se non come illimitata volontà di potenza (la crescita illimitata e il progressivo superamento di ogni limite sono notoriamente la caratteristica essenziale delle varie forme di capitalismo). Ciononostante, non è affatto scontato che vi sia un solo modo per risolvere una “crisi” ossia quello “imposto” dal capitalismo o, meglio, dalla frazione vincente della classe capitalistica (e qui entra in gioco il Politico, o se si preferisce, entrano in gioco gli strateghi del capitale). 

Ogni autentica “crisi” significa pertanto anche un rischio per il capitalismo, sebbene lo debba correre necessariamente. Né fa eccezione la “crisi” causata dal/la Covid-19. Anch’essa potrebbe portare a scelte ben diverse da quelle imposte da alcuni gruppi dominanti, ossia a ridefinire il ruolo dello Stato rispetto al “mercato” per (ri)affermare il primato della funzione pubblica, al riconoscimento della necessità di tutelare il legame comunitario e il bene comune non più secondo una concezione meramente economicistica dei rapporti sociali, alla rivalutazione del valore d’uso rispetto al valore di scambio e perfino ad un diverso rapporto tra economia e territorio (e quindi ad un diverso modo di concepire la stessa "green economy", non più cioè in base ad un’ottica contraddistinta dalla crescita illimitata e dalla ricerca del massimo profitto possibile). 

Ma è proprio sotto questo profilo che si comprende come sia i media che i "complottisti” favoriscano di fatto gli strateghi del capitale, i media in quanto presentano le  “decisioni” degli strateghi del capitale come inevitabili (quasi che l’agire capitalistico fosse determinato da leggi di natura), e i “complottisti” in quanto “ignorano” la complessità politico-strategica del sistema capitalistico (presentato invece come un sorta di Grande Fratello che tutto “vede e prevede”), basandosi su un’idea “ingenua” di libertà che non è diversa da quella che caratterizza l’ideologia dominante, secondo cui è lo Stato o, meglio, il primato della ragione pubblica il “nemico” che si dovrebbe combattere.







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