Pare indubbio che (anche) in Occidente si stia costruendo una megamacchina che "divora" libertà, democrazia, diritti, legami sociali e tradizioni. Ovverosia "divora umanità". È il deserto che cresce.
Certo non esiste alcuna Cupola, dato che vi sono diversi agenti strategici del Capitale, perfino in lotta tra loro.
Nondimeno, è lo stesso sistema capitalistico cosiddetto "neoliberale" che rende sempre più difficile un antagonismo politico capace di trasformare la realtà sociale.
Sarebbe quindi necessario, se è vero che si deve giudicare l'albero dai suoi frutti, ridefinire criticamente la questione del compromesso tra democrazia e capitalismo ossia la questione della democrazia liberale, secondo una prospettiva che dovrebbe tenere conto anche dei limiti della stessa socialdemocrazia, benché sia ovvio (perlomeno per chi scrive) che un "socialismo illiberale" è (come ha dimostrato la storia del secolo scorso) un ferro di legno.
Scrive Massimo Cacciari: "[...] la Natura, la phyisis dei Greci, è generazione ininterrotta, in nessuno stato potrà arrestarsi. Physis si esprime nella molteplicità infinita dei viventi, e la moltitudine ne è l’espressione politica. Al politico spinoziano spetterebbe il compito di cogliere il momento opportuno, il kairòs, per renderla vincente. Si può essere disperati intorno a tale possibilità, ma non vedere la forza della sua idea, non coglierne la necessità, direi, rispetto a quelle che corrono per i mercati. Essa ha in sé, certamente, tutta la carica del negativo – ma l’uomo non nasce libero e la libertà si afferma soltanto nella lotta contro l’esigenza di ogni 'potere costituito' ad apparire legge di natura o destino cui ci sarebbe dato soltanto di obbedire" (M. Cacciari, "Il pensiero di Toni Negri non può finire: ecco a cosa ha creduto per tutta la vita").
Si deve comunque essere consapevoli che in Occidente e soprattutto in Europa un antagonismo politico può incidere sulla realtà sociale solo se può contare sul consenso della maggior parte del mondo del lavoro e (perlomeno) di una parte significativa del mondo cristiano.
In altri termini, la moltitudine si può considerare "potere costituente" ossia autentica espressione politica della physis (e non mero prodotto della physis) solo se è capace di trasformare la realtà sociale.
Questo è il problema politico (e non solo politico) più difficile da risolvere ma anche il più importante.